Alfabeto Napoletano - Pizzerie Vesi

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Alfabeto Napoletano


Non lo sapevo, alfabeto incompleto napoletano, dalla A alla Z




Questa carrellata di voci, non ha la pretesa di essere una storia di Napoli. E’ semplicemente un modo per ricordare alcuni aspetti, nomi, fatti, persone di cui spesso non si parla, ma che fanno parte della memoria e della vita di questa città


A
ACQUE SORGIVE Nei tempi antichi quasi ogni quartiere di Napoli aveva la propria fonte di acqua sorgiva. L’acqua di Napoli era famosa anche per il suo contenuto di ferro che le conferiva un particolare sapore e non a caso veniva chiamata acqua ferregna o anche acqua zuffregna. Fino al 1973 erano moltissime le “banche dell’acqua” che utilizzavano la famosa acqua mescolandola alla premuta di arancia o limone o al bicarbonato ottenendo così quella che i napoletani chiamavano la gazzosa napoletana. Le fonti sono poi state chiuse perché non c’erano più le condizioni per assicurare acque potabili. Nel 2000 sono state ripristinate quattro fontanine nei pressi di piazza Municipio, poi subito chiuse, utilizzando una vecchia fonte borbonica che prendeva l’acqua dalla sorgente del monte Echia. Oggi, sulla strada che porta a Capodimonte esiste ancora una fonte di acqua.
Aram (Basilica di san Pietro ad) La Basilica di San Pietro ad Aram secondo la tradizione custodirebbe l'Ara Petri, cioè l'altare su cui pregò san Pietro quando venne a Napoli. La basilica si trova nei pressi di piazza Garibaldi al corso Umberto, che i napoletani chiamano “rettifilo”. Nell’architettura della basilica erano presenti tracce dei molti regnanti napoletani, compresi gli svevi. Dalla parte sinistra si accede alla cripta che gli studi hanno rivelato essere una chiesa paleocristiana. Anche qui sono presenti delle catacombe come quelle delle Fontanelle. Secondo la leggenda la chiesa è sorta sull’altare dove san Pietro aveva battezzato santa Candida e sant'Aspreno, i primi napoletani convertiti. Sant’Aspreno insieme a San Gennaro è uno dei protettori della città, che ne ha in tutto una cinquantina. E’ particolarmente invocato per curare l’emicrania.
Arturo (‘ncopp ‘o file) Arturo era un funambolo. Famoso perché nella zona della Ferrovia/piazza Mercato, ma forse, spostandosi, anche in altre, si esibiva camminando su una corda tesa tra un palazzo ed un altro. Nella memoria dei napoletani è rimasto il detto “pare Arturo ‘ncopp ‘o filo” , “sembri Arturo sulla corda”. L’espressione può avere due significati. Si può riferire a chi si trova o si è messo in situazioni insicure, precarie, proprio come Arturo, che della precarietà aveva fatto la sua piccola fortuna, camminando su quella malferma ed oscillante corda tesa tra due edifici ad una altezza di circa dieci, quindici metri dal suolo, anzi accentuandone artatamente il precario equilibrio, per ottenere maggiore suspence; la seconda valenza fa riferimento a chiunque abbia una camminata malsicura, esitante, vacillante. claudicante o traballante alla maniera del suddetto Arturo.


B
BASTIMENTI (I) Erano chiamate così le navi che a partire dal 1860 e fino ai primi del novecento sbarcarono in America centinaia di migliaia di emigranti. A loro è dedicata una nota canzone del repertorio classico napoletano “Santa Lucia Luntana”. Ad emigrare non furono solo i napoletani, e i meridionali, ma anche i veneti, perché dopo il 1860 l’economia italiana fu depauperata, a favore di quella compresa nel triangolo Genova, Milano, Torino.    

C
CORNUCOPIA (LA) E’ uno degli oggetti simbolo di Napoli. Si regala per augurare abbondanza e ricchezza, di cui è simbolo. La si usa come soprammobile, in argento, terracotta, o addirittura oro. Ma ultimamente viene realizzata anche come prodotto di pasticceria, ripiena di stuffoli.
CANDIDA (SANTA) Secondo la tradizione, Candida, insieme ad Aspreno,  primo vescovo di Napoli, fu battezzata presso l’Ara Petri, altare su cui San Pietro, avrebbe pregato quando venne a Napoli. L’Ara Petri sarebbe custodita nella chiesa di San Pietro ad Aram. Sant’Aspreno, primo vescovo di Napoli e Santa Candida, sarebbero stati battezzati da San Pietro, come si ricordava prima.

D
DUOMO (IL) E’ il luogo di culto più importante di Napoli, dove si può assistere al miracolo dello scioglimento del sangue di san Gennaro. Ha inglobato il battistero più antico dell’Occidente (San Giovanni in Fonte). Fu Aspreno, primo vescovo di Napoli, a decidere di far sorgere l’episcopato Partenopeo nelle adiacenze del Duomo, dove si trova ancora oggi. L’inizio della costruzione dell’edificio sacro risale al XIII secolo e incorporò anche altri edifici di culto, come il battistero paleocristiano e la basilica. Più volte rimaneggiato, ampliato e rifatto, durante i lavori di restauro realizzati tra il 1969 e il 1972, vennero alla luce resti archeologici romani, greci e medievali, oggi raccolti e visitabili negli scavi archeologici del Duomo. Il Duomo è stracolmo di straordinarie opere d’arte. Una curiosità: dei tre portali, per tradizione, quello di destra viene aperto solo in occasioni particolari, come durante le festività per San Gennaro oppure un matrimonio di un membro della famiglia Capece Minutolo.

E
EMANUELE (CORSO VITTORIO) Lunga circa cinque chilometri, la strada è la più lunga di Napoli, e di fatto, può essere considerata la prima tangenziale della città. Il corso, come lo chiamano i napoletani, fu costruito tra il 1853 e il 1860, col nome di Corso Maria Teresa e la sua realizzazione si deve alla volontà di Ferdinando II di Borbone che ne commissionò il progetto all'architetto ed urbanista Errico Alvino, molto attivo a Napoli. Il “corso” collega la collina vomerese con Piedigrotta, e quindi, Mergellina e il centro. Lungo la strada sorge il cosiddetto “Castello Aselmeyer”, in stile neogotico realizzato dall’architetto anglo-napoletano Lamont Young. Circa venti anni dopo - nel 1922 - Young, ormai definitivamente trapiantato a Napoli costruì un altro edificio con lo stesso stile, villa Ebe.

F
FESTIVAL DI NAPOLI (IL) Il Festival della Canzone napoletana, noto come Festival di Napoli, è stato il simbolo della grande stagione della canzone napoletana. Prende il via nella città di Napoli nel 1952, e fino al 1970 ha visto svolgersi edizioni gloriose a cui hanno preso parte tutti i maggiori cantanti e musicisti napoletani e italiani. Da Aurelio Fierro a Domenico Modugno e Nilla Pizzi, Peppino di Capri a Ornella Vanoni e Cluadio Villa, solo per citarne alcuni. Al Festival di Napoli sono state lanciate tantissime canzoni. Tra le più famose: Funiculì Funiculà, ‘O sole mio, Indifferentemente, Guaglione cantata da Aurelio Fierro, Tu sì ‘na cosa grande interpretata da Domenico Modugno e Ornella Vanoni, Me chiamme ammore di Peppino di Capri e tantissime, tantissime altre. Ma, in molti casi, come accade a Sanremo, canzoni come ‘A pizza che Aurelio Fierro eseguì nel 1966 insieme a Giorgio Gaber, non vinsero, ma divennero famosissime restando indelebili nella memoria. Nella prima edizione, ad esempio, una canzone come Tuppe…ttù cantata da Carla Boni e Vera Nandi, sono entrate per sempre nella memoria collettiva, anche in questo caso senza vincere. Molti di questi brani fanno parte della colonna sonora dei cosiddetti film “musicarelli”. Il Festival di Napoli è legato a doppio filo alla Festa di Piedigrotta e ha contribuito in buona misura al successo del Festival di Sanremo. Sospeso nel 1971, se ne tentò una prima ripresa nel 1981, e, nuovamente interrotto, si è cercato ancora una volta di ripristinarlo dal 1998 al 2004, ma con risultati diversi.

G
GALLERIA UMBERTO (LA) Uno dei luoghi simbolo di Napoli, la Galleria Umberto, era considerata il salotto buono della città, ma, fino agli anni settanta - ottanta anche luogo di ritrovo di attori, cantanti, maestranze, in cerca di una scrittura o di lavoro. Sorta in seguito alla bonifica del Risanamento, successiva all’epidemia di colera del 1884, la Galleria fu inaugurata nel 1890, da Nicola Amore, uno dei più illuminati sindaci di Napoli, a cui è dedicata una piazza che i napoletani, però, chiamano “’e quattro palazzi”. Sia al suo interno, che all’esterno, la Galleria ospitava molti negozi, ma anche il Salone Margherita, café chantant famoso in tutto il mondo, dove si esibivano le famose soubrette dell’epoca come Anna Fougez, Lina Cavalieri, Amelia Faraone, Lidya Jonhson e Ninì Tirabusciò. Ma dove calcarono le tavole del palcoscenico anche Totò, Petrolini, senza farsi mancare le star internazionali, come La Bella Otero e Cléo de Mérode, icone della belle èpoque. Il Margherita fu il primo locale in Italia a far conoscere il can can. Sia la Galleria che il Salone Margherita erano frequentati da intellettuali e dall’alta nobiltà partenopea. Sono tantissimi gli aneddoti legati alla Galleria. Nella Galleria c’erano molti bar e gravitavano molti personaggi. Uno di questi era Totonno Auletta che, di notte, vendeva caffè caldo dando la voce senza alzare il tono: “Ccà ce sta Totonno Auletta, cafè, sicare e sicarette”. Di giorno, invece, Nicola Maldacea, il grande macchiettista, talvolta veniva assoldato da qualche esercente in vena di pubblicità. Così, per esempio il caffè Calzona, prima caffè Starace, dove, sul piccolo palcoscenico Maldacea faceva sorridere di gusto, con i doppi sensi, mai volgari della macchietta.   

I
INFRASCATA (LA SALITA DELLA) La strada oggi parte dal Museo Nazionale, attraversando via Salvator Rosa, piazza Mazzini, via Conte della Cerra per giungere poi ad Antignano al Vomero. Era il modo più agevole per salire alla collina, perché più larga, meno ripida, e percorribile pertanto con carri e carrozze trainati da cavalli e non. Altro motivo per cui veniva preferita, era perché era più ombreggiata rispetto ad altre, protetta come era da frasche (“infrascata”) ed alberi per tutto il viaggio. Per la sua conformazione la città di Napoli è percorsa da moltissime salite e scale che l’attraversano da un punto all’altro.

IMBRECCIATA (L’) Come Amsterdam, anche a Napoli c’era un luogo dove la prostituzione era legalizzata. Questa zona fu l'Imbrecciata, che si trovava nei pressi di Porta Capuana. Cominciò a svilupparsi nel 1500 e poi con un editto emanato nel 1781, fu riconosciuta come l'unico quartiere dove era ammesso il meretricio. Nel 1855, per evitare che il mestiere più antico del mondo si propagasse in tutta la città, la zona fu delimitata da un alto muro di cinta con un solo cancello d'accesso, controllato dalle guardie, che faceva cessare ogni attività poco prima della mezzanotte. La regolamentazione durò fino al 1876, quando la prostituzione fu permessa anche in altri quartieri. Nell'ambito di questo rione off limits vi era anche una strada frequentata esclusivamente dai travestiti, che si chiamava per l'appunto vico Femminelle, poi diventata via Lorenzo Giustiniani ed oggi via Pietro Antonio Lettieri.

K
KEFEKA Una espressione tipica napoletana appella “ciofeca” una bevanda cattiva. Molto spesso il termine è riferito al caffè. L’espressione potrebbe derivare da un caffè molto poco gradevole, che veniva servito in un altrettanto poco gradevole bar nei pressi del san Carlo, nato dopo il Risanamento. In questo esercizio vi si andavano a rifugiare borseggiatori e ladri in fuga dopo “il colpo”. Vittime predestinate le ricche signore, coperte di abiti pregiati e di cappelli arrivati direttamente da Parigi, in uscita serale verso il Massimo napoletano o i tanti luoghi del divertimento che sorsero come funghi in quell’epoca nella zona. In quel bar malfamato, al punto tale che, si narra, anche le tazzine del caffè erano saldamente legate con delle catenine, il caffè servito era adeguato al luogo. E all’epoca qualcuno dopo averlo assaggiato, saggiamente lo accostò ad uno sciroppo pediatrico dell’epoca: la kefeka.  

L
LUCIA E’ difficile per chi non è napoletano spiegare il rapporto che hanno i napoletani con la morte, con il culto e con la fede. Ciò che per qualcuno potrebbe spiegarsi come un macabro rituale, per i napoletani è un gesto di affetto estremo, ma anche di familiarità con l’aldilà, di un dialogo mai interrotto con il metafisico, misto a devozione e consacrazione. Nel rione della Sanità, dove sorge quello che fu il cimitero di epoca greca, si trova l’immenso ossario del cimitero delle Fontanelle. Il cimitero è una cava di tufo che accolse le vittime della peste del 1656, avendo avuto lo stesso ruolo già nel 1479. Ma nel 1804 un editto reale vietò la sepoltura nelle chiese. E così l’enorme ex cava ricevette altri corpi. Alla fine dell’ottocento padre Gaetano Barbati, volendo ridare un po’ di dignità a quei resti martoriati, organizzò dei gruppi di fedeli volontari per mettere ordine e ricomporre i corpi per quanto possibile. Fu in quel periodo che nacque il rito dell’adozione dei teschi, ovvero le “capuzzelle” (“piccole teste”). Il compito di chi adottava era quello di pulire il teschio, portare lumini, omaggiarlo in tutti i modi possibili e immaginabili “a refrische ‘e ll’anime d’’o priatorio”. All’interno del cimitero delle Fontanelle il più famoso è il Capitano. Insieme a lui tra le più venerate è Lucia. Lucia morì probabilmente in un naufragio, insieme al suo sposo durante il viaggio di nozze o travolta dalle onde mentre attendeva il suo amato. Sono in molti ad affermare che quel teschio, ricoperto con un velo nuziale, sia molto miracoloso. Lucia non si trova nel cimitero delle Fontanelle, ma nell’ipogeo del Purgatorio ad Arco. Se andate a trovarla, accanto al suo teschio, troverete sempre dei fiori freschi.

M
MAKAIRA Nel periodo della civiltà della Magna Grecia, quindi a partire dall’ottavo secolo avanti Cristo, si usava il “makaira” o “makairon”. Era un grosso coltello che serviva a tagliare l’impasto per poi lavorarlo come per gli gnocchi. Da questo in molti fanno provenire l’origine del termine maccheroni.
MEZASOLA (‘A) Insieme al pan di zucchero, in teatro “cuppulone” (chiamiamolo cappello per convenzione perché è intraducibile), la mezasola è indossata sul volto da chi interpreta Pulcinella nella “commedia dell’arte”.Generalmente è di colore nero. Magistrali le lezioni di Eduardo De Filippo sull’uso della maschera.

N
NISIDA La città di Napoli, oltre a quelle più famose, possiede altre piccole isole. Una è quello di Nisida su cui attualmente sorgono il carcere minorile e un’area militare. Lo spazio di mare tra Nisida e Capri, sarebbe stato, secondo Omero, quello in cui vivevano le Sirene che tentarono Ulisse e Proci. Anche quella della Gaiola è una piccola isola di Napoli, mentre un altro isolotto di Napoli è quello di Megaride cui è stato costruito il castello dell’Ovo.

P
PIEDIGROTTA (LA FESTA DI) La festa di Piedgrotta è stata la “festa” per antonomasia dei napoletani.  Legata al culto della Madonna, nella Piedigrotta, convergono anche molti riti pagani. La Piedigrotta si festeggiava l’otto settembre, giorno della natività di Maria. Le sue origini sono molto antiche, addirittura si farebbero risalire al 1487, anno in cui si trova traccia di una “festa di Santa Maria della Grotta”. La grotta in questione è la cosiddetta “crypta neapolitana” che si trova all’interno del parco che ospiterebbe anche la tomba di Virgilio e che ospita realmente quella di Giacomo Leopardi. La grotta ha dato il nome ai due quartieri, che si trovano al di qua e al di là della galleria: Piedigrotta e Fuorigrotta. La festa era famosa come ricorrenza religiosa, per le processioni, per i suoi carri allegorici, per i baccanali, per le canzoni. Ma anche per altri aspetti. Si era soliti fare alcuni scherzi con oggetti poveri come ‘o scupettino. Si trattava di una bacchetta di legno o bambù che in punta aveva delle strisce colorate. Ogni volta che si vedeva una ragazza gliela si agitava sulla faccia. E poi c’era ‘o cuppulone. Lo scherzo consisteva nell’appoggiare sulla testa del “prescelto” un involucro di cartone o cartapesta. Per qualche attimo il malcapitato restava disorientato, ma poi tutto si risolveva con un sorriso. Queste feste erano popolari e partecipate, si stava per strada tutti insieme, e, solo raramente succedevano episodi spiacevoli. La Festa di Piedigrotta era anche la festa dei marinai, dei pescatori, molto devoti alla Madonna. La Piedigrotta è andata via via morendo col finire del Festival della canzone napoletana a cui era strettamente legata.
PINO DI NAPOLI (IL) Il pino secolare di Napoli è quello delle cartoline, quello che si vede in tutti i panorami di Napoli. Fino al 1980, quando viene abbattuto perché ammalato. E’ stato sostituito con un altro da Legambiente, in un punto diverso.
PATRONI DI NAPOLI (I) Anche se san Gennaro è quello più popolare e amato, la prima patrona di Napoli nonché titolare del Duomo è Santa Maria Assunta. Ma il numero dei compatroni di Napoli è molto superiore. Ne riportiamo l’elenco seguendo la dicitura ecclesiastica: San Tommaso d'Aquino, Sant'Andrea da Avellino, Santa Patrizia Vergine, San Francesco di Paola, San Domenico di Guzman, San Giacomo della Marca, Sant'Antonio di Padova, San Francesco Saverio, Santa Teresa d'Avila, San Filippo Neri, San Gaetano di Thiene, Sant'Agnello Abate, San Severo Vescovo di Napoli, Sant'Agrippino Vescovo di Napoli, Sant'Aspreno primo Vescovo di Napoli, Sant'Eufebio Vescovo di Napoli, Sant'Atanasio Vescovo di Napoli, San Nicola di Bari, San Gregorio Armeno Vescovo e Martire, Santa Chiara d'Assisi, San Biagio Vescovo e Martire, San Pietro da Verona, San Giuseppe sposo di Maria Vergine, San Michele Arcangelo, San Francesco d'Assisi, Santa Maria Maddalena de' Pazzi, San Giovanni Battista, San Francesco Borgia, Santa Candida Iuniore, Santa Maria Egiziaca, Sant'Antonio Abate, Sant'Ignazio di Loyola, Santa Maria Maddalena, Santa Irene Vergine e Martire, Sant'Emidio Vescovo e Martire, San Raffaele Arcangelo, Sant'Anna madre di Maria Vergine, San Luigi Gonzaga, Sant'Agostino Vescovo e Dottore della Chiesa, San Vincenzo Ferrer, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Francesco Caracciolo, San Giovan Giuseppe della Croce, San Pasquale Baylon, San Francesco di Geronimo, San Rocco, San Gioacchino padre di Maria Vergine, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, Santa Lucia Vergine e Martire, Santa Geltrude, Santa Rita da Cascia.

Q
QUI RIDO IO E’ la scritta che campeggiava sulla facciata della villa “La Santarella” appartenuta a Eduardo Scarpetta, autore napoletano di commedie famosissime, tra cui quella Miseria e nobiltà resa celebre dalla versione cinematografica interpretata da Totò. Vasta e popolarissima la produzione di questo autore. Arcinota la maschera di Felice Sciosciammocca. Fu il padre naturale di Eduardo, Peppino e Titina de Filippo. I giornali dicevano che i turisti americani, francesi, tedeschi, inglesi oltre i grandi musei napoletani avevano come tappa obbligata le rappresentazioni di Scarpetta, anche se i critici storcevano il naso. La sua lunghissima carriera di commediografo si interrompe nel 1904, in seguito ad una causa di plagio che lo vede contrapposto a Gabriele D’Annunzio per una “parodia” de La figlia di Jorio trasformata in Il figlio di Jorio. La causa, spettacolare in tutti i suoi vari aspetti, fu vinta da Scarpetta, ma la commedia rappresentata solo una volta fino al primo atto.  

R
RUOTA DEGLI ESPOSTI (LA) Anche se la più nota è quella di Napoli la ruota degli Esposti esiste in molte altre città italiane. A marzo 2012 il comune di Padova, per esempio, ha deciso di riaprire quella cittadina, dopo aver registrato un notevole aumento di neonati abbandonati. La prima “ruota” si trova in Francia dove compare nel 1188, nell'Ospedale di Marsiglia, nata per far fronte al dilagante fenomeno dell’infanticidio. Le “ruote” si diffusero rapidamente oltre che in Francia, anche in Italia, Spagna e Grecia, ma non nei Paesi germanici ed anglosassoni. In Italia le ruote attecchirono rapidamente in moltissime città. Milano, Como, Torino, Novara, Udine, Vicenza, Verona, Rovigo, Genova, Ferrara, Firenze, Cosenza. Dal 1867 fino al ’76, chiusero tutte, ma ufficialmente solo nel 1923 con il “Regolamento generale per il servizio d’assistenza agli Esposti”. Nel 2006 al Policlinico Casilino di Roma è stato inaugurato il presidio “Non abbandonarlo affidalo a noi”.
S
SCIANTOSA (LA) Era la prima donna nei cafè chantant. Via via però, il termine e anche la figura professionale, sono andati degenerando, e alla professionalità, alla bravura, furono preferiti bellezza e fisico. Tra le più famose e brave interpreti musicali Gilda Mignonette. Il termine deriva dal francese chanteuse, cantante appunto.
SEBETO (IL) Anche Napoli aveva un fiume ed il suo nome era Sebeto. Il corso d’acqua nasceva sul Monte Somma, attraversando i comuni di Casalnuovo, Volla, per poi sfociare in mare. Prima di terminare la sua corsa si divideva in due e da una parte arrivava in una zona compresa tra piazza Municipio e piazza Borsa. L’altra finiva al ponte della Maddalena. Già nel Medioevo, però, il Sebeto si era ridimensionato. Oggi l’unica traccia della sua presenza si trova nella zona est di Napoli, in via Francesco Sponsilli. Al fiume è dedicata la statua omonima che si trova a Largo Semoneta, all’inizio di via Caracciolo, per chi viene da Posillipo.
SCAPILLATA (LA) Tra gli antichi mestieri di Napoli c’era anche questo. Erano le donne che, in occasione di un lutto, svolgevano la funzione di andare al capezzale del morto per pregare, piangere, o improvvisare scene di disperazione e dolore. Naturalmente, il tutto si ripeteva durante il corteo funebre.
T
TRAM Il tram di Napoli è stato una storica istituzione del costume e della vita della città almeno fino alla fine degli anni ‘70. Abilissimi i bambini (scugnizzi) ad arrampicarvisi in corsa sul posteriore, riuscendo così ad eludere sistematicamente i controlli del conducente e, nello stesso tempo, vincendo la prova di coraggio, la sfida quotidiana. I tram di Napoli tra la fine dell’ottocento e fino agli inizi del novecento erano scoperti e trainati da cavalli. Con l’avvento del motore e l’introduzione della rete elettrica, diventarono un mezzo velocissimo e piuttosto confortevole, come ancora oggi, per spostarsi in punti, tra loro lontanissimi, della città.
V
VAMMANA (‘A) In dialetto la levatrice. Quasi ogni quartiere ne aveva alcune di riferimento, che facevano partorire in casa praticamente tutte le donne di ogni ceto sociale. A Napoli città era considerata, non solo una ginecologa, ma anche una confidente. La vammana era una donna pratica ed esperta e quindi, non di rado, le donne si rivolgevano anche per chiedere consigli su faccende private. La figura della vammana era però molto presente anche nella cultura contadina e, quindi, molto apprezzata e diffusa in provincia e nei paesi del circondario.
W
WAGNER Quando Wagner lo sentì cantare lo volle portare addirittura con sé, nel suo salotto musicale a Bayreaut. Si tratta di Giuseppe Di Francesco anche noto come “‘o zingariello”. Di Francesco era un posteggiatore a cui addirittura Libero Bovio, tra l’altro autore di Reginella dedicò una canzone. Secondo la leggenda “‘o zingariello” fu allontanato dal salotto wagneriano a causa della sua iperattività sessuale nei confronti delle cameriere di casa.

Z
ZIZZE (LA FONTANA DELLE) Ci piace concludere questa carrellata su Napoli, parlando della fontana delle Zizze (seni), il cui nome ufficiale è della Spinacorona che si trova alle spalle di piazza Nicola Amore. La fontana si trova in via Guacci Nobile Fu voluta da Pedro Alvarez de Toledo vicerè di Napoli dal 1532 al 1553 fu viceré di Napoli per conto di Carlo V d'Asburgo. La fontana è chiamata così perché dai seni della sirena al centro dell’opera, sgorga acqua destinata a spegnere le fiamme del Vesuvio sottostante. Però i seni (zizze? Nel dialetto napoletano significano molto più del fatto anatomico. Significano abbondanza, prosperità, benessere, felicità, salute. Sono gli auspici che auguriamo a tutti coloro che hanno letto, e a noi.  

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